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In questo articolo andremo ad analizzare qual era la situazione dell’economia in Repubblica Ceca 5 anni fa, com’è oggi e come si è evoluta in questi anni, capendo quali sono stati i problemi economici e le politiche attuate per migliorare la situazione.

Come si è evoluta la situazione economica generale negli anni

Nel 2018, l’economia ceca era tutto sommato stabile, ben gestita e con un solido equilibrio interno ed esterno. Tuttavia, l’economia sembrava essere un po’ surriscaldata, ovvero l’eccessiva offerta di moneta aveva portato ad un aumento della domanda che la produzione non riusciva a reggere, e quindi il PIL era il 2-3 % circa rispetto al prodotto potenziale. In dati:

  • Tasso di crescita del PIL: 3,2%
  • Tasso di disoccupazione: 2,2%
  • Inflazione: 2,1%
  • Bilancio pubblico: +0,9% del PIL
  • Debito pubblico: +32,1% del PIL
  • Bilancia dei pagamenti: +0,4% del PIL

Alla fine dello scorso anno, nel 2022, l’economia ceca presentava grandi squilibri macroeconomici e un’inflazione molto elevata. Una nota positiva di questa situazione è data dalla stabilità del mercato del lavoro, che nonostante gli shock ha registrato un basso tasso di disoccupazione, tra i più bassi del panorama OECD ed Europa. In dati:

  • Tasso di crescita del PIL: 2,5%
  • Tasso di disoccupazione: 2,3%
  • Inflazione: 15,1%
  • Bilancio pubblico: -5,9% PIL
  • Debito pubblico: +48,2% PIL
  • Bilancia dei pagamenti: -6% PIL

In questo grafico sono stati riassunti i dati appena visti e messi a confronto. Come si può notare, il tasso di crescita del PIL e il tasso di disoccupazione sono rimasti pressoché invariati. Al contrario, c’è stato un forte incremento dell’inflazione, che è passata dal 2,1% al 15,1%, è peggiorato il bilancio pubblico, con un aumento del deficit di circa 15 punti percentuali e della bilancia dei pagamenti, andando in negativo del 6%.

Quali sono stati i fenomeni che hanno avuto un impatto sull’economia e come è intervenuto il governo della Repubblica Ceca

I fenomeni mondiali che si sono susseguiti in questi 5 anni, quali la pandemia da COVID-19 (2020), la rottura delle catene di approvvigionamento (2021) e la crisi energetica iniziata lo scorso anno (2022) hanno messo a dura prova l’economia ceca, molto sensibile per conformazione. Si tratta di un’economia piccola e molto aperta in quanto scarsa dal punto di vista delle fonti energetiche e dipendente da catene di approvvigionamento complesse.

La crisi energetica ha colpito duramente la Repubblica Ceca, che in quanto Paese piccolo ha scarsa diversità energetica ed è costretta ad importare la maggior parte del gas naturale dalla Russia, dipendendo dai suoi prezzi, che sono in aumento. L’aumento ha poi causato un effetto inflazionistico dei prezzi al consumo, impattando negativamente la situazione economica delle famiglie e del bilancio statale. Prima della guerra la dipendenza dal gas russo era quasi la totalità (il 95% era importato dalla Russia), ma ad oggi la situazione è cambiata: i maggiori Paesi importatori sono diventati Belgio e Paesi Bassi.

A fronte dei problemi globali che l’economia si è trovata ad affrontare, le politiche economiche non sono state delle migliori: il populismo nella politica fiscale pre-pandemia e i cambiamenti nella tassazione hanno impattato negativamente le entrate di bilancio (significativo divario del bilancio pubblico) e la crescita del PIL. Sono state valorizzate eccessivamente le pensioni, è stata abolita la tassa sul salario lordo, riducendo i gettiti al bilancio statale. Oltretutto, sono stati concessi sostegni fiscali alle famiglie, misure costose e non mirate, che hanno aumentato il debito pubblico. Anche gli interventi macroeconomici nel mercato immobiliare sono stati tardivi, causando un ulteriore aumento dell’inflazione.

I problemi di inflazione, divario commerciale, peggioramento del bilancio pubblico, sono iniziati prima del 2018, quando nel 2017 l’economia ha cominciato a surriscaldarsi. Infatti, il saldo del bilancio del governo era in deficit già nel 2019, prima della pandemia. Per limitare i danni, le politiche fiscali e monetarie avrebbero dovuto essere più restrittive. La pandemia chiaramente ha peggiorato la situazione, è stato un periodo di “stallo” che ha indebolito l’economia. Anche il mercato del lavoro è in crisi: la mancanza di forza lavoro disponibile è un limite per la crescita del PIL, e le pressioni sui salari e sui costi sono aumentate contribuendo ad una crescente inflazione.

Il vantaggio principale di avere un’apertura commerciale e una catena globale del valore complessa, è la crescente e continua specializzazione in ogni settore e il calo dei costi di produzione. Gli svantaggi sono l’elevata sensibilità ai cambiamenti dell’economia globale e delle catene di approvvigionamento e l’aumento dei costi di spedizione.

Gli interventi a breve e lungo termine

Gli interventi a breve termine.

  • Ad oggi, per ritornare ad una bassa inflazione, si è intervenuto con il rialzo dei tassi di interesse (2021/22), ma il Fondo Monetario Internazionale raccomanda di alzarli ulteriormente. L’obiettivo di riduzione dell’inflazione è in realtà un obiettivo sulle aspettative di inflazione, quindi comunicazione e credibilità delle politiche monetarie sono fondamentali.
  • La questione della riduzione del deficit di bilancio pubblico è molto complessa e richiede un’accurata valutazione dell’impatto negativo che un rientro sufficientemente rapido di bilancio e del debito verso un percorso sostenibile possono avere sull’economia.
  • Per migliorare lo squilibrio estero si punta al consolidamento fiscale e al miglioramento delle catene di fornitura, oltre a sostenere la competitività tramite l’adeguamento del tasso di cambio.

Gli interventi a lungo termine

  • Si punta ad aumentare la produttività attraverso cambiamenti tecnologici, quindi con l’inserimento di automazione e robotizzazione nelle catene produttive e digitalizzazione dei servizi pubblici.
  • Stabilizzare le catene di fornitura, diversificando i fornitori.
  • Diversificare le fonti energetiche, aprendosi a nuovi mercati e nuove tecnologie con particolare attenzione alle risorse rinnovabili.
  • Sistemi di adeguamento all’invecchiamento della popolazione, quindi sul mercato del lavoro, sul sistema pensionistico e sul finanziamento del sistema sanitario.

Conclusioni

I fenomeni mondiali che si sono susseguiti negli ultimi anni hanno indebolito tutte le economie del mondo, in particolare quella ceca ha visto un aumento vertiginoso dell’inflazione, arrivando alla soglia del 15% nel 2022, e il debito pubblico è aumentato a causa delle politiche di aiuti alle famiglie e all’abolizione della tassa sul salario lordo che il governo ha deciso di attuare nel 2020, in tempo di chiusure dovute alla pandemia. Tuttavia, i problemi di inflazione e debito pubblico erano iniziati ben prima del Covid-19, ma le politiche fiscali e monetarie intraprese dal governo non hanno avuto gli effetti sperati fino a che nel 2022 l’inflazione ha raggiunto il picco del 15%. Anche il fabbisogno energetico della Repubblica Ceca è stato colpito dalla guerra in Ucraina scoppiata l’anno scorso, tanto che ha convinto il governo del Paese a cercare fornitori di gas naturale al di là della Russia, reperendola da Belgio e Paesi Bassi.

Per migliorare la situazione, nel breve termine la Repubblica Ceca punterà a rialzare i tassi di interesse per abbassare l’inflazione, migliorare le catene di fornitura e adeguare il tasso di cambio per ridurre lo squilibrio della bilancia commerciale. Nel lungo termine si interverrà sulle tecnologie per aumentare la produttività, sulla diversificazione delle fonti energetiche per essere il più possibile indipendenti e adeguare il mercato del lavoro, delle pensioni e il sistema sanitario all’invecchiamento della popolazione.

 

Fonti: Deloitte; Camic; https://english.radio.cz/
Fonti grafica: https://storyset.com/
Fonti immagini: https://pixabay.com/

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