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La Corte Suprema ha aperto la strada al risarcimento dei danni per le misure restrittive in tempo di Covid

Il fatto

Dopo un attenta valutazione la Corte Suprema ha concordato con un’azienda un risarcimento per le restrizioni Covid, con questa decisione essa ha aperto la strada anche ad altre aziende. L’appello è di un gestore di un negozio di Praga di generi alimentari, al quale è stata ordinata la chiusura parziale e poi totale in seguito alle misure anticrisi. L’azienda ha richiesto un risarcimento di 1,1 milioni di corone, come mancato guadagno per il periodo da ottobre 2020 a febbraio 2021.

Nella fase iniziale della pandemia, prima dell’approvazione della legge speciale sulla pandemia, la maggior parte delle misure volte a frenare la diffusione del virus si basavano sulla legge sulla crisi. La norma afferma che lo Stato è tenuto a risarcire i danni causati alle persone giuridiche e alle persone fisiche in connessione causale con le misure e le esercitazioni di crisi.

Inizialmente, la richiesta della società è stata respinta dal tribunale distrettuale di Praga 7  in qualità di tribunale di primo grado, e successivamente, dal tribunale municipale di Praga il quale in qualità di corte d’appello, ha confermato la decisione. Secondo quest’ultimo lo Stato è responsabile del danno solo se sono soddisfatte due condizioni. In primo luogo deve trattarsi di una misura di crisi determinata individualmente e diretta contro una persona o un gruppo di persone specificatamente definite. In secondo luogo, il danno deve essere causato “dall’attuazione di misure di emergenza”.

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L’intervento della Corte Suprema

La Corte Suprema  ha ora ribaltato la decisione e, al contrario, ha stabilito che secondo l’interpretazione della legge sulla crisi, il gestore ha diritto a un risarcimento. “La Corte Suprema è giunta alla conclusione che le condizioni aggiunte dalla Corte d’appello per stabilire la responsabilità dello Stato per i danni nel caso in questione non sono adeguate”, ha affermato il giudice relatore Pavel Simon.

Infatti, esaminando la decisione della Corte d’appello, la Corte Suprema ha osservato che nulla indica che il legislatore intendesse limitare l’obbligo dello Stato di risarcire i danni alle misure di crisi mirate individualmente. “Si può quindi presumere che avesse in mente anche le misure di crisi che avrebbero interessato l’intero territorio della Repubblica Ceca”, ha spiegato NS Simon. Secondo lui, l’argomentazione sull’imprevedibilità di una situazione di emergenza consistente in un’epidemia di una malattia altamente contagiosa che colpirà l’intero territorio dello Stato non è adeguata.

Il secondo argomento della corte d’appello, per cui la ricorrente non ha diritto al risarcimento dei danni, poiché la misura di crisi non è stata “applicata” specificamente nei suoi confronti, è stato poi definito da Simon addirittura assurdo.

 

Il risarcimento

Il danno lamentato dalla società praghese rappresenta il mancato guadagno per il periodo dal 28 ottobre 2020 al 28 febbraio 2021 per un importo di 1.100.123 CZK. La stessa società ha sottolineato che, secondo la legge sulla crisi, lo Stato è oggettivamente responsabile per i danni causati dalle misure di crisi adottate, indipendentemente dal fatto che la loro adozione sia stata corretta e necessaria. La Corte Suprema proprio in merito a questo ha dato ragione al gestore.

Ciò su cui il tribunale non ha potuto decidere è l’importo del risarcimento stesso. “Il tribunale di primo grado è giunto alla conclusione che non ha il diritto in questione. Tuttavia, la Corte d’Appello non si è pronunciata sulla questione, impedendo così alla Corte Suprema di pronunciarsi in merito in questa fase del procedimento”, ha spiegato Simon.

Ad oggi la controversia dovrà essere nuovamente decisa dal tribunale municipale di Praga, il quale esaminerà se il ricorrente abbia diritto al risarcimento del mancato.

 

Fonti: https://finmag.penize.cz/; https://www.irozhlas.cz/

Fonti immagini: https://edition.cnn.com/

Fonti grafiche: https://storyset.com/

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